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Il 19 marzo, nel 4° collegio elettorale del Kentucky per la Camera dei Rappresentanti, Thomas Massie perde le primarie del Partito Repubblicano contro Ed Gallrein. Massie è un libertario, politico di fama nazionale, in carica, sempre rieletto dal 2012 con percentuali bulgare. Ed Gallrein è un ex Navy SEAL, sconosciuto fino alla candidatura, senza un programma né un alito di carisma, che ha rifiutato ogni confronto pubblico con lo sfidante. Partendo da queste premesse, l’esito è stato possibile solo attraverso un investimento di denaro senza precedenti. Si rivelano infatti per ampio distacco le più costose primarie di sempre nella storia degli Stati Uniti, trasformandosi in un caso di rilevanza internazionale.
Massie, con oltre il 90% dei voti alla Camera in sintonia con la presidenza, è finito nella black list di Donald Trump che ha messo tutto il peso dell’amministrazione per assicurarsi una punizione esemplare, anche violando l’Hatch Act con Pete Hegseth a fare un comizio al fianco di Ed Gallrein. Il motivo nella narrazione politica è il mancato voto al One Big Beautiful Bill Act, la legge di bilancio. In realtà Massie, essendo un libertario, è semplicemente irremovibile verso qualsiasi aumento del debito pubblico. La vera causa che lo ha reso un tormento per la presidenza è un’altra. Insieme a un collega del Partito Democratico, il californiano Ro Khanna, Thomas Massie ha introdotto la discharge petition[1] per forzare la mano alla diffusione degli Epstein Files tenuti in ostaggio dal Dipartimento di Giustizia. Le conseguenze mediatiche hanno raggiunto ogni angolo del pianeta.
La spesa esorbitante per la campagna elettorale è ampiamente a favore del novello sfidante: «Many of the president’s biggest donors backed Gallrein, and more than $32m (£23m) was spent on campaign advertising in the Kentucky district»[2]. Solo l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) investe su Gallrein 9 milioni di dollari. Insieme alle cifre, l’esborso finale supera i 300 dollari a votante, sono molto rilevanti gli strumenti utilizzati per scalzare un rappresentante in carica tanto popolare. Arriviamo qui al formato breve.
L’impiego dell’AI, in diverse declinazioni, non è certo una novità nella politica. Immagini, testi, loghi, video. Molto diffusa è la realizzazione di clip per inondare i social media. L’AI slop è tanto economica e veloce quanto efficace, entrambi i candidati ne hanno fatto uso, con una differenza sostanziale.
Di norma, almeno fino a oggi, l’utilizzo dell’AI per la creazione di un video è palese, come vediamo in Woke Eddie Gallrein, finanziato dal Kentucky 4th PAC a sostegno di Massie. Sia il contenuto che l’apparato visivo abbandonano ogni forma di realismo a favore di un’estetica più spettacolare, vicina a un ibrido tra ADV e certo cinema di genere contemporaneo. Lo scopo è veicolare un messaggio semplice, partendo da fatti realmente accaduti a cui viene dato l’inevitabile spin. Gallrein è un traditore ‘woke’ perché ha lasciato il GOP, diventando indipendente, dopo la nomination di Trump nel 2016, per tornare nel partito solo dopo l’insediamento di Joe Biden del 2021. Un contenuto pacchiano pensato e distribuito in rete, attraverso i social media.
A creare il caso è un’altra clip, Thomas Massie Caught in a Throuple! di MAGA KY, il PAC a sostegno di Gallrein. Anche questa è un’AI slop di 30 secondi, molto più ingannevole e dispiegata con una precisa strategia di ingegneria sociale, innovativa e diabolica. Il contenuto delle immagini, anziché uno spin di qualcosa realmente accaduto, è totalmente falso, oltre che xenofobo e sessista. In nove ‘scene’ e dodici segmenti vediamo una serata di Thomas Massi con Alexandria Ocasio-Cortez e Ilhan Omar. Le due populiste, con Ayanna Pressley e Rashida Tlaib fondatrici di The Squad, corrente informale della sinistra del Partito Democratico, sono rappresentate in ordine: dentro due cuori, un terzo con il volto di Massie, sovrapposti a un letto, un bicchiere di vino e dei fiori; camminare davanti al Campidoglio con Massie in mezzo; a cena con Massie; entrare mano nella mano con Massie nella lobby di un hotel; per chiudere con il ‘non disturbare’ appeso alla porta della camera. Tutti sono sempre sorridenti, ammiccanti, ‘complici’. Viene raccontata una serata e nottata con esplicite allusioni sessuali, palesemente artefatte. Solo gli ultimi dieci secondi sono dedicati a Trump e al candidato.
A differenza delle AI slop che abitualmente vediamo nelle campagne americane, in questo caso è netta l’intenzione di restituire allo spettatore quanto più realismo possibile. Non c’è l’esagerazione cinematografica, la colorazione marcata o la spettacolarità di ‘Woke Ed Gallrein’. Anzi, c’è addirittura la sfumatura dello scoop. Mentre cenano, si vede il layout della macchina fotografica. Quando i tre entrano nell’hotel, vengono rappresentati come ripresi da una CCTV. La clip è palesemente un’AI per chi è dotato di un’alfabetizzazione digitale o audiovisiva. Quindi non per tutti. Per i primi dieci secondi vediamo in basso il disclaimer: This satirical ad was created with artificial intelligence. Malgrado ciò, e veniamo all’ingegneria sociale, usata in un certo modo viene presa per vera da una specifica fascia di pubblico. La clip, trasmessa nelle televisioni del distretto, ha influenzato boomer e baby-boomer. Il mezzo televisivo, per certe fasce di età, conserva ancora oggi ampia credibilità, un’aura di ‘verità’ molto più convincente di internet.
Il candidato libertario denuncia inutilmente la diffamazione, cercando di trasformarla in donazioni: «Woke Eddie’s billionaire puppet masters are running this disgusting and defamatory AD now. It reeks of desperation, but they’re hoping the older generation won’t realize it’s an AI generated lie. Please help me fight back by donating to massiemoneybomb.com today»[3].
Non è possibile valutarne un impatto quantitativo, ma analisti e giornalisti americani, nonché lo stesso Massie, sono convinti che buona parte di votanti meno giovani abbiano creduto che davvero ci sia stata una ‘scappatella’: «’It was actually very effective on the boomers,’ Massie added. ‘But here’s the thing, Kristen. That’s only going to work for a little bit longer. The boomers are going to, you know, leave this country to the Gen X, and the Gen Z, and the Gen Y, and the millennials. And those folks are the ones that I won overwhelmingly’»[4].
Considerando che alle primarie hanno votato poco più di centomila persone, e lo scarto tra i due è di circa diecimila voti, risulta evidente quanto ogni dettaglio diventi importante. Siamo quindi di fronte a un formato breve di finzione, che ha influito sulla realtà quotidiana, con conseguenze significative sulla politica, non solo americana. Elementi che insieme lo rendono un case study destinato a restare, essere approfondito.
Come si è arrivati a normalizzare una menzogna senza pudore al quadrato, se non al cubo? Un video di 30 secondi, realizzato per approssimazione con l’AI generativa, che racconta un fatto mai avvenuto, usando un apparato realistico e ingannevole sovrapposto a una didascalia che indica una parodia. Ma l’intenzione subdola fin dal principio è opposta, che sia considerato fattuale. Perché un elettore è ridotto a credere a questi simulacri impazziti?
La normalizzazione delle ‘fake news’, di ‘alternative facts’[5], esiste da molto tempo. Ancora prima della diffusione di internet, analizzando il primo esperimento di reality televisivo, Jean Baudrillard supera la società dello spettacolo e la visione panottica, raccontando a inizio degli anni Ottanta i social media, il metaverso, la realtà virtuale e aumentata. An American Family, realizzato da Craig Gilbert nel 1971 per la PBS e uscito in 12 puntate di 1 ora tra gennaio e marzo del 1973, segue la famiglia Loud per 7 mesi. Il montato parte da 300 ore di girato in 16 millimetri. La famiglia è iperreale ancora prima di essere ripresa, scelta perché un caso esemplare, una perfezione statistica impossibile che diventa una condanna a morte di fronte alla macchina da presa. Durante la realizzazione i Loud vanno prima in crisi, poi in pezzi, la serie diventa una liturgia sacrificale di massa a cui partecipano milioni di spettatori. Baudrillard anticipa il futuro, legge l’esperimento della PBS come fine del panottico ben 18 anni prima che venga diffusa la trasmissione idealmente panottica per eccellenza, Big Brother (John de Mol Jr., 1999). La casa ha l’occhio che tutto vede, ma non può/deve essere visto. Mantiene ancora un vecchio principio orizzontale, con il centro (telecamera nascosta) e la periferia (la casa in diretta). I Loud invece sono in un paradosso irrisolvibile che crea il cortocircuito e ne provoca la disfatta. Seguiti da una troupe ingombrante, convivono con il fantasma di essere filmati ‘come se la TV non ci fosse’. L’utopia. Viene quindi a mancare l’orizzontalità del panottico, il sistema è circolare, la verità della famiglia e quella della TV sono indistinguibili: «Questo è il versante di una società iperrealistica, in cui il reale si confonde con il modello, come nell’operazione statistica, o con il medium, come nell’operazione della famiglia Loud»[6]. Mezzo e messaggio sono una ‘sola nebulosa indecifrabile’.
La TV verità dei Loud descritta da Baudrillard ha molto in comune con i social media: «Non c’è più un medium in senso letterale: è oramai inafferrabile, diffuso e diffratto nel reale, e non si può più neanche dire che quest’ultimo ne venga alterato»[7]. L’iperreale è l’universo ideale per accogliere e saldare la normalizzazione. Sia in ambito mediatico che politico.
Nel caso del breve spot diffamatorio c’è un allineamento che di fatto è il tentativo di un superamento. L’iperrealtà come creazione di una realtà che non è mai esistita, si riferisce alla realtà metafisica, al principio. Qui troviamo anche l’ambizione di una creazione fattuale di qualcosa che non è mai accaduto. Lo scopo è manipolare un futuro prossimo che resta nello stesso sistema di iperrealtà, quindi non più fondato sulla persuasione (come nella società dello spettacolo o nel panottico), ma sulla dissuasione, l’astrazione, la rottura delle distinzioni tra vero e falso, bene e male. Il ‘voi siete l’informazione’ riferito ai Loud è applicabile anche ai social media, agli apparati che oggi contengono e alimentano le clip di AI generativa.
Il caso specifico dell’ingegneria sociale intorno a cui è costruito il reel per screditare Massie, si inserisce nel panorama di un ciclo continuo di notizie appositamente degenerato, dove la quantità e la velocità di ‘informazioni’ non permettono fruizione, riflessione o analisi. Neanche superficiali. Una dinamica legata saldamente all’audiovisivo, creata in un laboratorio politico e mediatico con metodo scientifico: «The real opposition is the media. And the way to deal with them is to flood the zone with shit»[8]. La sovrabbondanza a ripetizione delle clip rende superflui forma e contenuto, basta la gratificazione immediata e passeggera di una conferma delle ‘proprie’ convinzioni. Come nell’iperrealtà ogni cosa vale un’altra.
Primarie e amministrative si sono rivelate come un laboratorio in vista delle elezioni di metà mandato. In tutti gli Stati Uniti gli esperimenti sono stati molti. Anche in Texas, sempre GOP, a sostegno di Ken Paxton per il Senato è stato diffuso un deepfake, Partner, per discreditare John Cornyn che ne uscirà sconfitto. Come nel caso di Massie lo vediamo intrattenersi con una democratica, in questo caso Jasmine Crockett. La grande differenza è un’AI slop più evidente, senza pretese di realismo e troppo lunga per la TV, passata solo sui social media.
Presto anche gli occhi più scaltri e i professionisti di lunga esperienza non saranno più in grado di distinguere una clip generata dall’IA da una ripresa, la differenza percepita tra deepfake e materiali filmati si annullerà.
Le implicazioni nel mondo reale sono preoccupanti poiché siamo nel Far West, dove non ci sono regole e vale tutto. La tecnologia allunga ogni giorno di più, la legislazione non ha mai tenuto il passo, il divario crea un vuoto sempre più ampio che nessuno sembra intenzionato, o in grado, di arginare.
Il cinema resta il modello più sofisticato degli audiovisivi. Il peso determinante del fattore umano nell’elaborazione dei suoi codici e la complessità nella messa in ordine organica degli stessi, ad oggi sembrano immuni dall’AI generativa. Anzi, questa si sta dimostrando una risorsa, un altro codice da armonizzare con gli altri, come lo sono stati il sonoro, il colore o il digitale. Per l’animazione il discorso è diverso, le criticità sono maggiori e meritano un discorso a parte.
Uno scenario così complesso rende ogni giorno più importante l’alfabetizzazione audiovisiva che inizi dalla culla. L’educazione alle immagini in movimento è lo strumento in grado di emancipare sguardi confusi e immersi costantemente nella nabulosa delle reels. I bambini imparano prima a scrollare, poi a leggere. Il cinema (anche quello iperreale), partendo dal cortometraggio, resta oggi l’unico linguaggio in grado di contenere, addomesticare e disinnescare tutte le declinazioni dell’audiovisivo presenti e future.
Alessandro Giorgio
NOTE
[1] Discharge Petition No. 9, 02/09/2025.
[2] Trump-backed challenger defeats Republican rebel Massie in primary, by Max Matza, BBC, 20/05/2026.
[3] Thomas Massie for Congress, @MassieforKY, X, 04/05/2026.
[4] Thomas Massie Says He Lost Republican Primary Over $25 Million MAGA Campaign, ‘Boomers’ Tricked by AI Slop, by Stephanie Kaloi, The Wrap, 24/05/2026.
[5] «You’re saying it’s a falsehood and Sean Spicer, our press secretary, gave alternative facts to that». Kellyanne Conway: WH Spokesman Gave ‘Alternative Facts’ on Inauguration Crowd, by Alexandra Jaffe, NBC News, 23/01/2017.
[6] Jean Baudrillard, Simulacri e impostura. Bestie, Beaubourg, apparenze e altri oggetti, PGreco, 2024, p. 94. Edizione originale: Simulacres et simulation, Parigi, Éditions Galiée, 1981.
[7] Idem, p.96.
[8] Steve Bannon in: Has Anyone Seen the President? by Michael Lewis, Bloomberg, 09/02/2018.
