Il Centro Nazionale del Cortometraggio rinnova anche quest’anno il proprio impegno nella promozione del cinema breve italiano attraverso la selezione di dieci opere destinate alla rete delle Ambasciate, dei Consolati e degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo, nell’ambito del progetto realizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Novità di quest’anno è la collaborazione con le riviste uncle yanco e Strade Perdute, grazie a cui la rassegna si arricchisce di un percorso critico dedicato ai cortometraggi selezionati. Un’occasione per esplorare opere capaci di raccontare la vitalità del cortometraggio contemporaneo italiano, tra racconto dei territori, sperimentazione formale, ricerca visiva e nuove prospettive sul presente.
#FILM
“Addio, ben trovati” di Alfredo Arvalli (2025)
Addio, ben trovati di Alfredo Arvalli fa parte dell’edizione di quest’anno di Dieci Corti in giro per il mondo, promossa dal Centro Nazionale del Cortometraggio. L’autore, che ha conseguito un Master in sceneggiatura presso la London Film School, aveva già collaborato alla realizzazione di altri cortometraggi, tra cui Sparare alle angurie (2023) di Antonio Donato.
In Addio, ben trovati, già presentato al Festival International du Court Métrage de Clermont-Ferrand, il regista mostra il ritorno di Marcello (interpretato da Filippo Quezel) nella sua città natale nel Nord Italia in seguito a un periodo all’estero. Dopo un incipit che presenta un cielo nuvoloso che può ricordare quello di Ten Skies di James Benning, Marcello si trova in mezzo a una folla completamente immobile e sembra non essere riconosciuto dal vecchio amico Marco. Scena dopo scena, Marcello si sentirà sempre più alienato nel nativo borgo, ormai affollato da concittadini statici, anaffettivi e perfino dormienti.
L’utilizzo di tecniche rintracciabili nel Teatro dell’assurdo, con quadri simili alle composizioni del cineasta svedese Roy Andersson, rafforzano questa lettura e concorrono al plasmare un ideale di provincia stazionario e immutabile: gli spazi pubblici che vediamo svuotarsi nel finale ricordano la depredazione, da parte della modernità, dei tesori della provincia, come visto recentemente anche nel lungometraggio diretto da Francesco Sossai, Le Città di Pianura.
Il corto si chiude con Marcello che, all’interno di un garage, prova vecchi vestiti che ormai gli stanno troppo stretti: metafora abbastanza eclatante di come la vita in provincia, forse, non faccia davvero più per lui.
Autore per “uncle yanco”: Marco Morelli
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Questo film fa parte del programma Dieci corti in giro per il mondo 2026.
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