Il Centro Nazionale del Cortometraggio rinnova anche quest’anno il proprio impegno nella promozione del cinema breve italiano attraverso la selezione di dieci opere destinate alla rete delle Ambasciate, dei Consolati e degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo, nell’ambito del progetto realizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Novità di quest’anno è la collaborazione con le riviste uncle yanco e Strade Perdute, grazie a cui la rassegna si arricchisce di un percorso critico dedicato ai cortometraggi selezionati. Un’occasione per esplorare opere capaci di raccontare la vitalità del cortometraggio contemporaneo italiano, tra racconto dei territori, sperimentazione formale, ricerca visiva e nuove prospettive sul presente.
#FILM
“Milano infetta” di Tommaso Cohen (2025)
Milano, negli anni Ottanta, non era solo la capitale della moda o la città che, secondo la maggior parte dell’opinione pubblica, assomigliava più di qualunque altra in Italia alla contemporaneità di New York City. La storia meno diffusa e che ha avuto sicuramente uno spazio ridotto nei media e nella narrazione dell’identità della città coinvolge un gruppo di persone che decise di occupare uno spazio in via Correggio 18, costituendo quello che è stato uno dei primi centri sociali autogestiti del Paese, il Virus.
Tommaso Cohen ripercorre a brevi tappe la storia della nascita del Virus e lo fa recuperando una serie di filmati d’archivio, prevalentemente d’inchiesta e reportage. Nel decontestualizzare video e interviste realizzate agli occupanti di quella che, un tempo, era stata una fabbrica nel bel mezzo di un quartiere residenziale, il regista restituisce un nuovo punto di vista su come fruire di questi contenuti audiovisivi. Quella che emerge da Milano Infetta non è la mera riproposizione di un reportage freddo e distaccato, con, da una parte un media che non sa bene come rapportarsi con le nuove generazioni e, dall’altra, con i giovani che abitano il centro sociale, ma una sorta di video partecipativo, all’interno del quale il pubblico attuale può riconoscere la stessa situazione di disagio e incertezza verso il futuro – vissuto trenta, quarant’anni fa nello stesso modo in cui lo si vive oggi.
L’”indagine” che Cohen compie a posteriori, come andando a ricostruire la storia di un luogo la cui descrizione è difficile da restituire solo a parole, comprende anche la controparte cittadina che non approva le attività del Virus. I commenti registrati e sovrapposti alle immagini in movimento sembrano riecheggiare gli stessi slogan che una buona parte di opinione pubblica di destra ripeteva (e ripete tutt’ora) quando doveva parlare e affrontare il tema delle migrazioni in Italia. La paura di quello che non si conosce passa attraverso lo screditamento e la demonizzazione di un gruppo di giovani la cui colpa principale era di tenere la musica alta e portare i capelli «dritti, in piedi come spilli, borchie» – dimostrando effettivamente che non sussistono problemi concreti, se la marginalità in primis viene considerata un problema in sé. La contrapposizione tra una vecchia generazione che non approva i comportamenti giovanili e un collettivo di persone che spontaneamente si è aggregato per far fronte alle difficoltà dei tempi moderni viene restituita anche a livello visivo, con l’opposizione di un “dentro” accogliente e inclusivo – in cui i frequentanti del Virus cooperano per costruire uno spazio – e un “fuori” distante, individualistico, dove i vecchi signori guardano con sospetto le attività alla finestra dei propri appartamenti, separati e protetti dallo schermo che rappresenta il vetro di casa.
Il cortometraggio di Cohen, in un’epoca in cui i centri sociali continuano a venire chiusi in maniera preoccupante, indaga sul ruolo sociale che uno spazio come il Virus ha avuto nella Milano di fine anni Ottanta. Il recupero del materiale d’archivio passa attraverso una drammatica attualizzazione: quanto è cambiato l’aspetto di una città nel corso degli anni, e che impatto continuano ad avere i centri di aggregazione sociale spontanea sulla vita di quest’ultima?
Titolo: Milano infetta
Regia: Tommaso Cohen
Anno: 2025
Produzione: FONDAZIONE AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
Distribuzione: Premiere Film
Anteprima mondiale: Bellaria Film Festival
Riconoscimenti: Premio Zavattini ed. 2024/2025
Autrice per “uncle yanco”: Virginia Maciel da Rocha
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Questo film fa parte del programma Dieci corti in giro per il mondo 2026.
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